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Call center e Coronavirus, tra riscatto sociale e negligenza

Il paese resta il lock down per combattere il contagio, fatta eccezione per alcune attività considerate essenziali. Nella lista aggiornata dei codici Ateco troviamo ancora i call center.


Siamo in “stato di emergenza”, il che vuol dire che il Coronavirus ha dato vita ad una serie di eventi improvvisi, che nessuno era pronto a fronteggiare. Quindi, che il governo attui delle misure restrittive in più step è giusto, in fin dei conti non ci ritroveremo in quarantena se avessimo saputo dall'inizio come fronteggiare il Covid-19.

La domanda che tutti si pongo è: che criterio sta seguendo? Ripercorrendo gli eventi troviamo infatti un primo decreto che intima il lock down dell'Italia, lasciando aperte solo le attività produttive considerate essenziali. A leggerla così, in molti hanno pensato che si trattasse di attività che producono e vendono generi alimentari, detersivi e tutti quei prodotti necessari ai cittadini per andare avanti. Invece no, scendendo nel dettaglio della lista dei codici Ateco rilasciati dal governo – ovvero quei codici che identificano la tipologia dell'attività – troviamo anche le industrie metalmeccaniche, gli studi professionali e i call center... si, i call center. Con giusta ragione i sindacati hanno iniziato ad incrociare le braccia, chiedendo la revisione di una lista che, a detta di tutto il paese, conteneva un po' troppe attività non proprio essenziali. Il governo – mosso anche dalla minaccia di scioperi che l'Italia al momento non può fronteggiare - ha ascoltato le richieste, depennato diverse attività e comunicato la nuova lista il giorno 23 marzo. Tra i codici Ateco figura ancora “ 82.20.00 l'attività dei call center”.

E' possibile individuarla nella lista tra le ben più essenziali Attività di pulizia e disinfestazione e le certo molto importanti Attività di imballaggio e confezionamento conto terzi Esiste un MA, le attività dei call center restano aperte ma «con l’esclusione delle attività in uscita (outbound) e dei servizi telefonici a carattere ricreativo». I call center in entrata «possono operare in relazione a contratti stipulati con soggetti che svolgono attività economiche che restano aperte». In parole povere? I call center outbound, ovvero quelli dove lavorano le persone che chiamano per proporvi i contratti chiudono i battenti, a meno che non siano riusciti ad organizzare lo smart working così come abbiamo fatto noi di RèSpeak, e ce lo auguriamo. I call center inbound invece, ovvero quelli rispondono al telefono quando sono le persone a chiamare, restano aperti.

Questo vuol dire che, chi non è riuscito o non vuole organizzare lo smart working – attività che richiede una riorganizzazione dell'azienda, preparazione di base e investimenti, sia in termini economici che di tempo - può rimanere aperto, a patto che rispetti i vincoli sanitari anti-contagio: un metro di distanza, mascherina e così via. Ormai li conosciamo, sono i simboli della lotta al Covid -19.

Simboli che nei call center non trovano posto, o almeno non sempre. Va mantenuta la distanza di sicurezza di almeno un metro. Ma se il tuo ufficio è un open space – molto open e poco space – dove gli operatori stanno spalla a spalla tutto il giorno, come fai? Per non parlare poi del lavaggio frequente delle mani, che visti i ritmi serrati di alcuni call center, è materialmente fuori discussione. E quindi? Niente.


Gli operatori telefonici continuano a recarsi fisicamente in ufficio, sperando nella regolamentazione sul telelavoro. Sperando che, qualcuno ai piani alti svegliandosi di buon umore una mattina, decida finalmente di farli lavorare da casa. Però come in tutte le cose, bisogna sempre guardare anche l'altra faccia della medaglia, il cosiddetto lato buono. Gli operatori call center inbound, in sintesi, rispondono a domande tipo:

Quando finisce la mia promozione? Quanto credito ho? Quanti giga mi rimangono? Perchè la mia linea non va? E così via...

Non salvano vite e non sono fondamentali per il sostentamento, ma devono comunque andare a lavoro.. sono attività produttive essenziali e indispensabili per la comunità..

Dopo vent'anni di derisione, c'è voluto il Covid-19 per far capire alle persone l'importanza della figura degli operatori telefonici...

Se non è ironia questa.