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Far carriera si può, anche in un call center

Dieci anni fa non si sceglieva di andare a lavorare in un call center, ci si finiva per arrangiarsi. Considerato un buco nero in cui cadevano giovani dai sogni infranti e persone senza futuro, oggi, sono più di 80.0000 le persone che si mantengono lavorando in un call center.

Tra coloro questi abbiamo principalmente donne, di quelle che hanno visto molte porte sbattute in faccia perché mamme o a causa dell'età. Subito dopo ci sono gli studenti, che volendo essere economicamente indipendenti, hanno scelto un lavoro che lasci allo studio tutto il tempo necessario. Infine abbiamo quelli che nei call center hanno trovato la strada che cercavano, e a cui questo lavoro piace.


Insomma, rispetto al passato il lavoro nei call center è cambiato tantissimo, anche grazie ai numerosi obblighi di legge in vigore.


Però se ne parla solo male.


Il web è pieno di notizie che testimoniano condizioni di lavoro pessime.

I titoli di alcuni giornali paragonano i call center a della miniere, mentre gli operatori telefonici vengo indicati come “i nuovi poveri


Ma tutto questo non è colpa del LAVORO.


Un LAVORO non può fregarsene della salute degli operatori Un LAVORO non è interessato solo a guadagnare


La colpa è dei TITOLARI disonesti interessati soltanto al loro tornaconto e a girare nel macchinone alla moda.


Sono due cose diverse.


Per fortuna, per quanto le storie che si raccontano sui call center siano vere non valgono per tutti.


C'è sempre un'eccezione.


Le aziende serie che prendono sul serio i diritti e il benessere dei propri collaboratori non sono un sogno.


Da RèSpeak, per esempio, contano le persone e non i numeri.


Prima di tutto da noi non esistono operatori telefonici ma respèaker: ovvero delle persone che seguono una “formazione speciale”, che li mette in condizione sia di poter raggiungere grandi risultati sul lavoro – con guadagni anche ottimi – che di cogliere la “rèale opportunità” promessa dal pay off del marchio.


Una promessa di crescita professionale e di stabilità economica, raggiunta da molti di quelli che un tempo erano “semplici rèspeaker”.


Un esempio? Marina Vitale.


Il giorno in cui Marina ha sostenuto il colloquio nella nostra sede di Marano aveva la tristezza nel cuore. Per anni aveva rincorso il sogno di fare la giornalista, ma la paga era sempre troppo bassa o del tutto assente e, a trentanni, la necessità di potersi mantenere da soli si fa sentire.


Quindi, decise di arrangiarsi provando con un call center.


È stata assunta nel 2015. Grazie alle sue doti personali, all'appoggio delle team leader e alla formazione costante fornita dall'azienda, ha scoperto un talento che non sapeva di avere.


Oggi è una call center manager.


Gestisce in autonomia quella stessa sede di Marano dove ha mosso i suoi primi passi.

Ha raggiunto la stabilità economica, ed è contenta di aver scelto proprio RèSpeak quel giorno di quattro anni fa.


Tutto sta nel saper riconoscere una “rèale opportunità” quando ti si presenta.


Tu credi di esserne capace?


Se la risposta è SI clicca sul link, invia la tua candidatura e diventa “la Marina” di domani.


Cogli al volo la tua rèale opportunità


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