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Pandemia da Covid 19 e i call center restano aperti

Fin dalla nascita dei call center - avvenuta all'incirca 20 anni or sono - gli operatori telefonici sono considerati dei lavoratori di serie B.

Nonostante questa realtà lavorativa sia stata negli anni regolata dalla legge, e il CCN abbia contribuito a mettere in chiaro che gli operatori call center hanno gli stessi diritti degli altri lavoratori, l'idea che le persone hanno non è mai cambiata e, stando agli ultimi eventi, sembra proprio che anche quella dei politici segua la stessa lunghezza d’onda.


Le normative del decreto Coronavirus del Presidente del Consiglio 11 marzo 2020, al fine di prendere misure per contrastare e contenere i diffondersi del virus su tutto il territorio nazionale decretano, in ordine:

  • all’art. 7 che [… In ordine alle attività produttive e alle attività professionali si raccomanda di…]da parte delle imprese che sia incentivato il lavoro agile, siano incentivate ferie etc.,

  • al punto d) di assumere protocolli di sicurezza anti¬-contagio e laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro con adozione di protezione individuale.

Ma a nessuno è dato sapere con esattezza quale sia la regola o la metodologia da seguire per i call center che, nel frattempo, continuano a rimanere aperti, con grande sgomento da parte di nostra e rabbia da parte di quegli sfortunati operatori, costretti ad andare a lavoro se non vogliono ritrovarsi senza.


La Asl 1 di l’Aquila, interpellata dalle organizzazioni sindacali mosse dai tanti operatori terrorizzati per la propria salute, risponde di attenersi come da Decreto ad un metro di distanza, e basta.


Ma non basta, lo sappiamo noi e lo sanno anche loro.

  • Occorre la sanificazione della postazione ogni cambio turno, in quanto potrebbe essere occupata per più volte al giorno da diversi operatori. Noi l'abbiamo fatto

  • Occorre sanificare gli ambienti. Fatto anche questo, insieme al rafforzamento delle pulizie ordinarie, programmate tre volte al giorno.

  • Occorre chiudere al pubblico, evitando di fare formazioni e colloqui. Ma questo per i call center vuol dire "non ingressare", e se non si ingressano nuovi operatori la forza lavoro diminuisce, e se diminuisce la forza lavoro diminuiscono i numeri di contratti stipulati e quindi i guadagni, e questo fa male agli affari. RèSpeak ha chiuso le sue porte appena è divenuto cosa nota che gli assembramenti aiutano la diffusione del virus. Con tanto di messaggio di scuse agli aspiranti nuovi RèSpeaker.

  • Occorre rispettare la distanza di sicurezza. Come può essere possibile quando si lavora in ambienti minuscoli, spalla a spalla con il proprio collega? Quando si ha uffici come i nostri è possibile, soprattutto poi, se organizzi un turno extra che ti permetta di diminuire il numero di persone in ingresso per turno. Se non riesci ad organizzarti in questo modo, vuol dire che il problema è a monte, il problema è il tuo ufficio.

  • Occorre sanificare gli strumenti di lavoro, come facevamo noi ogni mattina, utilizzando i prodotti indicati nel decalogo del Ministero della Salute.

  • Occorre controllare che tutti prima di sedere alla propria postazione si lavino e disinfettino le mani, mettendo a loro disposizione dei prodotti appositi.

  • Occorre essere fermi, ed allontanare le persone che nel loro privato non rispettano il decreto, mettendo a rischio i propri colleghi

Occorre attuare questi ed altri accorgimenti, se proprio si vuole rimanere aperti.

Noi abbiamo messo in atto questo ed altro, per far si che i nostri RèSpeaker si sentissero tranquilli e al sicuro, senza mai prendere sottogamba il peso della parola "pandemia", e i rischi correlati.

Per questo abbiamo fatto ricorso allo smart working, ancor prima dell'uscita del decreto.

C'è voluto qualche giorno per organizzarci, è vero, ma ci siamo riusciti.

Abbiamo chiuso i nostri uffici perché ritenevamo giusto farlo, al fine di tutelare la salute di tutti.

Ora i nostri 350 RèSpeaker lavorano tranquillamente da casa. A chi non aveva il pc è stato dato quello dell'azienda mentre, chi ne aveva già uno a disposizione, ha ricevuto l'assistenza necessaria nell'istallazione/configurazione dei software.


Ma purtroppo le voci che circolano sui call center sono tutte vere.

Gli operatori sono sfruttati, e i datori di lavoro che se ne infischiano del loro benessere sono in maggioranza… e i casi di Covid-19 che vedono protagonisti operatori call center aumentano.

Un dipendente positivo nella sede di un call center a Palermo.

Un dipendente positivo in uno a Crotone.

Poi un altro a Palermo e due nella sede di Ivrea, sempre nello stesso call center

I dettagli sulle vicende sono tutti facilmente reperibili online.

L'elenco è lungo, non siamo qui per far polemica, ma ci sembra il caso di soffermarci sull'ultimo in ordine temporale, il caso di Emanuele, trentaquattro anni, la vittima più giovane nel Lazio.

Emanuele era di ritorno da un weekend in Spagna con gli amici.

L’8 era tornato a Roma da Barcellona, non è chiaro se si sentisse bene o meno, ma per due giorni è andato a lavorare, era il dipendente di un call center.

Emanuele al suo ritorno non stava male, e quindi è andato a lavoro, per poi peggiorare nei giorni successivi.

E’ morto il 23 marzo, dopo un lungo ricovero, ed ora i suoi colleghi hanno paura, tanta.

Alcuni di loro hanno anche dichiarato di non essere stati avvisati dello stato di salute del collega, fino a quando non è sopraggiunta la morte.

Emanuele non poteva sapere di essere malato e forse non lo era, sarà l'autopsia a rivelarlo.

Emanuele stava bene, era un salutista, non fumava, e il gruppo di amici di ritorno con lui da Barcellona è stato messo in quarantena.... stanno tutti bene.

Che Emanuele abbia contratto il virus a lavoro?

Non ci è dato saperlo, e forse questa è la domanda sbagliata da porsi.


"Perché?"


Questo dovremmo chiederci


Perché ci sono ancora persone sottoposte al rischio di contrarre il virus, quando potrebbero svolgere la loro attività lavorativa da casa?

Perché i datori di lavoro che espongono i propri collaboratori a questo rischio sono ancora liberi di agire?


Perché non si obbligano TUTTI i call center ad adottare lo smart working?


#RèSpeakRestaAcasa puoi farlo anche tu!!